Iniziamo la nostra ricetta con la cottura delle aragoste: gettate le aragoste in acqua bollente salata e, dopo cinque minuti, scolatele. Dividetele a metà per il lungo, eliminate il budellino, togliete dalla testa l’eventuale sacchetta sabbiosa e conservate invece la parte gialla cremosa e, se ci sono, le uova. A questo punto staccate la polpa dal guscio senza romperla, e riadagiatela all’interno. Mettete in una padella le aragoste tagliate a metà con un filo d’olio a fuoco vivo e bagnatele con lo champagne. Aggiungete gli champignon ben puliti e tagliati, quindi aggiungete una spolverata di pepe e aggiustate di sale. Fate ridurre lo champagne di metà e bagnate il tutto con la panna liquida, quindi mettete in forno preriscaldato a 220° per 10 minuti. Togliete dal forno e cospargete la vostra aragosta con il tartufo tagliato finemente alla julienne. Spolverate il tutto con il prezzemolo tritato, ed ecco pronta l’aragosta allo champagne. Intanto, mentre l’aragosta cuoce, occupatevi della preparazione del riso pilaf. È la cottura più usata al mondo, si tratta di cuocere il riso in forno in una pirofila coperta, nella misura di due parti di liquido bollente per una parte di riso, nella cucina classica internazionale si aggiunge anche una mezza cipolla con un chiodo di garofano infilato nella polpa. Se volete ottenere il miglior risultato possibile, dovete acquistare una cosa di aragosta della varietà “aragosta di Cuba”, proveniente dal Sudafrica, e particolarmente indicata per le preparazioni più elaborate, proprio come l’aragosta allo champagne. Altro consiglio che vi posso dare, è sicuramente quello di non fare cuocere troppo la vostra aragosta nell’acqua perché altrimenti risulterà troppo dura e filacciosa. Per quanto riguarda il tartufo, il migliore è ovviamente quello di Alba, anche se risulta essere un pò più costoso degli altri. Curiosità Nel Mar Mediterraneo esistono due specie differenti di aragosta: il Palinurus mauritanicus, che si distingue per la presenza di numerose chiazze bianche sulla corazza ed il Palinurus regius, riconoscibile per il corpo di colore verde, che pare sia stato introdotto accidentalmente nel Mediterraneo.
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